CASTIGLIONE Giovanni Benedetto
‘il Grechetto’ (Genova 1609 – Mantova 1665)
Incisore e pittore genovese figlio di Giovanni Francesco e di Giulia Varese.
Giovanissimo ha lavorato presso la bottega del pittore Giovanni Battista Paggi e, alla morte di questo, ha proseguito la formazione presso il pittore Sinibaldo Scorza.
Quest’ultimo, verso gli anni venti, si è accostato all’incisione e probabilmente il Castiglione ha imparato da lui la tecnica dell’acquaforte.
Verso il 1625 si è accostato alle opere di Van Dyck, a quel tempo a Genova, subendone chiaramente gli influssi.
Intorno al 1632 si è spostato a Roma dove sostalzialmente è rimasto, salvo alcuni rientri a Genova, fino al 1651.
Proprio a Genova nel 1641 ha sposato Maddalena Coturia e l’anno dopo è nato il figlio Giovanni Francesco.
Ancora a Genova nel 1645-46 ha avuto in questo periodo una intensa attività sia pittorica sia incisoria.
Nel 1646 è nata la figlia Livia Maria e alla fine del 1647 Ortensia.
Negli anni successivi si è spostato dapprima a Venezia e infine a Mantova.
Durante il periodo romano si è avvicinato al classicismo intellettualistico di Nicolas Poussin.
Ha lasciato importanti opere pittoriche a Roma, Napoli, Venezia e Firenze, ma soprattutto a Genova e Mantova dove ha trascorso gran parte della sua vita.
Egli ha dipinto ritratti, episodi storici e scene bibliche, ma si è distinto in maniera particolare nelle scene di mercati e in quelle rurali e con animali.
Ancora più importante appare però la sua figura di incisore.
L’opera a stampa del Castiglione annovera una sessantina di acqueforti e ventiquattro ‘monotipi’, tecnica da lui inventata e ripresa successivamente anche dall’inglese John Baptist Jackson e dall’impressionista francese Edgar Degas, rispettivamente nel XVIII e nel XIX secolo.
Il monotipo è una tecnica di stampa in cui sulla matrice inchiostrata l’autore esegue, con diversi strumenti, un disegno rimuovendo l’inchiostro, così che i segni risulteranno bianchi su un fondo scuro.
L’opera finale è unica, ma qualche volta si possono ottenere, senza aggiunta di inchiostro anche un secondo e un terzo esemplare in cui i contrasti risultano però meno incisivi.
Tutti i soggetti delle stampe del Castiglione sono stati di propria invenzione e rappresentano per lo più scene bibliche e temi filosofici relativi alla vanitas, al fluire del tempo o alla malinconia.
A lui va attribuito il merito di essere stato tra i primi ad intendere l’incisione un’opera d’arte autonoma e non più di riproduzione come generalmente in uso a quel tempo.
Egli è stato il primo in Italia ad apprezzare e a trasfondere nella sua grafica le stupende acqueforti di Rembrandt.
Il modo del Castiglione di incidere alla pittoresca, la luminosità delle sue composizioni, il suo interpretare la tecnica e le vibrazioni cromatiche di Rembrandt lo collocano fra gli acquafortisti più personali del Seicento.
Il Castiglione ha influenzato la grafica italiana e francese anticipando i capricci veneziani del Tiepolo (si veda come l’erma del gruppo che osserva il serpente di G B Tiepolo sia chiaramente derivata dal Baccanale davanti alla statua del Dio Termine del Castiglione) i toni argentei e la delicatezza di tratti di Piranesi e gli scherzi lirici di Fragonard.
Giovanni Benedetto ebbe seguaci e continuatori sia nel fratello Salvatore sia nel figlio primogenito Giovanni Francesco.
Non è nota la data precisa della morte di Giovanni Benedetto anche se questa dovrebbe verosimilmente essere avvenuta in Mantova nel 1665, come riportato da Paolo Bellini (1982).