TIEPOLO Giandomenico
(Venezia 1726 – 1804)
Pittore e incisore veneziano figlio di Giambattista, anch’egli pittore e incisore di fama, e di Maria Cecilia Guardi sorella del pittore vedutista Francesco Guardi.
A 13 anni è entrato a far parte della bottega del padre e a 19 anni ha ricevuto l’incarico di dipingere nell’oratorio del Crocefisso della Chiesa di San Polo la serie di Stazioni della Via Crucis riprodotta successivamente in quattordici fogli incisi all’acquaforte tra il 1748 e il 1749.
Dal 1750 al 1753 ha soggiornato a Würzburg, in Baviera, per collaborare con il padre alle decorazioni della Residenza de principe-vescovo Carlo Filippo von Greiffenklau.
Per il principe-vescovo ha inciso e dedicato le ventiquattro acqueforti di sua invenzione di una raccolta intitolata Idee pittoriche sopra la Fuga in Egitto di Gesù, Maria e Giuseppe.
Dai disegni paterni ha inciso una serie di sessanta acqueforti di piccoli ritratti denominata Raccolta di Teste realizzata intorno al 1757 e pubblicata tra il 1773 e il 1774.
Nel 1754-55 ha dipinto, probabilmente su progetto del padre Giambattista, affreschi a Brescia nel monastero dei Santi Faustino e Giovita.
Nel 1757 ha lavorato insieme al padre alle decorazioni di Villa Valmarana ed ha iniziato ad esprimere un gusto e una ispirazione artistica propria, più moderna e meno legata ai modelli paterni.
Nel 1761 ha affrescato, con il padre, le stanze della Villa Pisani di Stra. Nel 1762 è stato chiamato, ancora con il padre, a Madrid dal re di Spagna Carlo III, per dipingere la “Gloria di Spagna” presso il Palazzo Reale, e le stazioni della Via Crucis per la chiesa di san Filippo Neri.
Alla morte del padre nel 1770, Giandomenico è rientrato a Venezia, lasciando a Madrid il fratello Lorenzo.
Nel 1789 ha affrescato il Palazzo Contarini di Venezia ancora con temi e stile acquisiti dal padre.
Tre anni più tardi è tornato a Zianigo dove ha decorato la villa di famiglia con gli affreschi oggi trasferiti al palazzo Cà Rezzonico di Venezia.
In questi anni si è concentrato sull’incisione e sul disegno. Ha raffigurato temi di vita quotidiana in chiave grottesca, vicende fantasiose di satiri, soggetti scanzonati e ironici e la maschera di Pulcinella, protagonista dei dipinti e dei fogli dell’album Divertimenti per ragazzi.
Il suo segno incisorio ha meno luce rispetto a quello paterno, tuttavia è più variato e più vicino alla lezione di Rembrandt e soprattutto nella resa dei paesaggi mostra un’inventiva spigliata e vivace.
Ha trascorso gli ultimi anni nella villa di Zianigo che ha continuato a decorare lasciando così uno straordinario testamento pittorico.
E’ morto a Venezia nel 1804.