Bulino, mm 328 x 420.
Stato II/II.
La scena allegorica è derivata da un dipinto di Federico Zuccari conservato a Roma in palazzo Caetani.
La tavola illustra un testo del filosofo e scrittore greco Luciano di Samosata (II sec. d.C.) in cui viene descritto un antico dipinto dell’artista greco Apelle accusato e condannato a seguito della calunnia di un collega invidioso.
Nella versione di Luciano il gruppo di soggetti a destra è costituito dalla nuda Verità e dalla Penitenza con le vesti stracciate, mentre nel dipinto dello Zuccari esse sono sostituite dalla figura del pittore calunniato accompagnato in salvo da Mercurio e dall’Innocenza che regge un ermellino.
Varianti significative sono anche la rappresentazione del Furore incatenato e trattenuto da Pallade e la scena dei campi che si vede dalla finestra.
La Calunnia che regge una fiaccola parla alle grandi orecchie d’asino di Mida, sostenuta nel suo dire dall’Insidia che sta dietro di lui.
Infine ai suoi piedi è raffigurate l’Invidia, di aspetto secco e scuro, mentre Frode è rappresentata, secondo le indicazioni dantesche, con le fattezze di un mostro ibrido mezzo uomo e mezzo serpente.
Lo stesso soggetto con gli stessi personaggi compare anche in un bulino di Cornelis Cort del 1572.
In basso a sinistra il nome dell’editore Francesco Bertelli, attivo a Padova tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, e quello dell’incisore.
Esemplare stampato su carta con filigrana ‘globo’.